: draghino

concerto per piffero, cornamusa, fisarmonica,
immagini ed elettronica

di Giancarlo Carraro, Marco Domenichetti e Paolo Solcia
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Questo progetto nasce dallincontro di tre persone, di tre differenti prospettive della riflessione artistica.
Incontro e confronto tra le visioni di un fotografo, impresse nel tempo con la multivisione; il suono di uno strumentista, fatto di respiro di strumenti antichi e tradizionali; i numeri di un compositore elettronico, che diventano suoni fluttuanti nello spazio.

Da questo incontro è nato il desiderio di mettere in dialogo differenti linguaggi e differenti modalità  di percezione; utilizzando ed esplorando i limiti ed i punti di contatto della nostra esperienza di osservatori ed ascoltatori.

Abbiamo cercato un confronto ed un incontro fra due anime sonore: quella degli strumenti antichi e tradizionali, legati al corpo ed allumore del suonatore, e quella dell’ elettronica, apparentemente fredda e calcolata, ma capace di raccogliere e riproporre le particolarità del suono, dislocandole nello spazio percettivo diluendole nel tempo evocativo.

Questo gruppo di lavoro si mette in confronto con linguaggi che si presentano differenti dal punto di vista strutturale, a prima vista incommensurabili: il mondo analogico della pellicola fotografica e quello puramente digitale dell’ elaborazione del suono in tempo reale.
Eppure questa differenza, questa apparente lontananza, viene ridotta dal semplice fatto di usare questi linguaggi insieme, contemporaneamente: nello stesso tempo. Vengono anzi esaltate le particolarità  di ognuno, per dire ancor più compiutamente qualcosa.

Le regole del gioco diventano quindi quelle di utilizzare gli strumenti contemporanei per riproporre materiali antichi, ed adottare tecniche antiche, rilette e reinterpretate con gusto e sentimento contemporaneo.
Un gioco che coinvolge il peso della memoria, della testimonianza, racchiuso e ‘fermato’ nell’ istante dellesecuzione, della sua attualità , la sua messa in atto, qui, oggi.

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more : [scheda spettacolo]

Paolo Ferrari Maga’
da Diario Incontri 2004 — Adolescere, Suoni dell’altro mondo : Voghera : 2005
…Più tardi, già nei recessi della notte, si celebra un rito d’ascolto, dal sapore iniziatico. Alchimisti di suoni e immagini offrono agli ultimi superstiti della lunga giornata di creazione un’anteprima tutta sonora dello spettacolo cosiddetto “multimediale” che andrà in scena la sera successiva. E già il fatto che espressioni come “spettacolo” e “andare in scena” non soddisfano lo scrivente è forse di per sé significativo di una creatività rigenerante che nulla o poco ha a che fare con un concetto di “novità”. Perché nuovo è sempre il valore, nuovo perché si rinnova eternamente a dispetto dell’attualità di modelli culturali stereotipati, e rinnovandosi perdura in identità più profonde e interiori. Multimedialità mi pare parola vuota o vaga, perché allora “multimediale” era una messa bizantina, con quel prodigio di cieli dorati a rieccheggiare le onde del canto, a percuotere i sensi di quel popolo greco-romano, gotico e longobardo; e il barocco, con i marchingegni del suo “gran teatro”; ma anche la Comedia dantesca, perché il dire poetico è sempre “sinestetico” e dunque già risponde con pienezza alla domanda cui vorrebbe rispondere, spesso con presunzione e artificio, la nuova — ovvero, attuale e peritura — decantata disciplina.

Nel sentire questo scorrimento di rumori e suoni gli uni gli altri generanti, mi pare invece di sperimentare una realtà usuale, evocata nel suo germinare. Da un lato è storia — di uomini e natura; dall’altro è simbolo, che la storia trascende e sostanzia al tempo stesso. Il vento gonfia la sacca involucro che fu di calda vita animale, di selvatiche balze odorose. Poi il suono diviene rumore per opposta genesi, fratellanza fenomenica, irrisolta contesa. Lo stridere del tornio esala e risorge nel grido dell’ancia e del legno, e poi è canto e siamo nell’Aperto, del pascolo, dell’incontro, dell’amore (i “Tri bêi giúven”…). Segue una nuova contrazione di spazio e tempo, la morra, l’antico gioco che scandisce la sorte nel mistero del numero, dentro il cielo di un’osteria greve d’umori e destini. Prima attimo sospeso, eterno, com’è l’attimo del gioco, quintessenza di sorti umane; poi suono, ancora, e danza, seguendo quel sicuro filo del gesto simbolico che muta di forma ma non di natura, e sospende la trama del quotidiano. Infine, tutto si discioglie nella voce originante di donna, grembo di memoria antica; la narrazione, prima, poi la sommessa preghiera di una ninna nanna, quel riposo, quel rinascere.

La sera successiva, i faggi del Penice si animavano di presenze antiche, le immagini del borgo di Negruzzo in un video amatoriale degli anni Sessanta, vecchi suonatori nominati in un sussurro da qualche anziano tra il pubblico, le mani enormi di Ettore Lòsini al tornio, quegli uomini all’osteria intenti alla morra, e sul palco i tre musicisti, Marco Domenichetti, Cesare Campanini, Daniele Bicego, presenze quasi incarnate in quell’attimo stesso, scaturite dalla sostanza della memoria. Un lavoro raro, complesso, frutto di concorso di intelligenza e sentimento, senza cedimenti vanamente estetizzanti, offerto a molteplici livelli di lettura, come avviene quando il processo creativo si attiene alla coerenza di un divenire di significato e simbolo.

Paolo Ferrari Maga’
da Diario Incontri 2004 — Adolescere, Suoni dell’altro mondo : Voghera : 2005

Posted by marcodomenichetti on Settembre 17th, 2006 | Filed in max/msp, musica elettronica, 4province, piffero |

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