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Qualcuno di Voi è al corrente del progetto che prevede la concessione di derivazione di acque pubbliche per la costruzione di centraline idroelettriche nel territorio della provincia di Piacenza?
Ho sentito che uno dei progetti prevederebbe l'intubamento del trebbia da Losso a Confiente (da ottone a Marsaglia +o-)
I fini non li conosco ma così a naso, togliere l'acqua da un fiume per una dozzina di chilometri penso possa provocare solo che danni per quanto riguarda l'ambiente, no?
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Ciao Marco, forse dovevo inserire questa discussione in off topics, scusa!
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Puoi trovare molte informazioni a questo indirizzo
http://www.notube.it
Ti incollo il "chi siamo" che compare nel sito:
Il “Coordinamento di difesa Trebbia, Nure, Aveto” è costituito da un insieme di liberi cittadini e associazioni, allo scopo di informare l’opinione pubblica riguardo ai pericoli che minacciano gli ambienti fluviali della provincia di Piacenza.
Allo stesso tempo, il coordinamento promuove iniziative per preservare il patrimonio naturale degli alvei e delle aree limitrofe.
Uno dei promotori e' Rancati di Legambiente Piacenza, attivo anche in val Boreca.
Personalmente, condivido la linea del "Coordinamento" di cui sopra.
Dimenticavo di presentarmi:
Giuseppe Raggi, 50 anni, di Montacuto (Al), impiegato pendolare, cerco di fare un po' di "controinformazione" (parola grossa) su quanto accade in Val Curone, su un blog che ha questo indirizzo:
http://perlanostravalle.blogspot.com
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ok, conosco Gian Marco ed ho inserito sul forum di Belnome l'argomento.
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Grazie Giuseppe e Michele,
ho inserito un link a NoTube in http://www.appennino4p.it/siti .
Quale off-topic, se non è pertinente questo...
Ciao
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Ciao,
ho ricevuto ora la segnlazione di questi progetti tramite Appennino4p. Cercherò di raccogliere firme e intanto ho messo un link a notube e a questa pagina del forum sul mio sito. Informare la gente è una cosa in cui tutti possono contribuire ed è sicurmanete importante. Speriamo sia il primo passo verso una soluzione.
Grazie per l'informazione che fate!
Buoni cammini tra le valli...
Vera della Selva
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brava vera, come si dice a Genova: insistisci! ottimo!
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Le restanti assemblee pubbliche sono le seguenti:
> Piacenza: Martedì 11 dicembre alla galleria rosso Tiziano, in via Taverna alle 21
> Bettola Lunedì 3 Dicembre presso la sala del Consiglio Comunale in Piazza Colombo alle 21
> Ponte dell'Olio 5 o 6 Dicembre (da definire)
>
Si invita chi ha raccolto le firme a cominciare a farle avere alle riunioni del comitato o alle sedi di Legambiente (Largo Matteotti, Piacenza) e Fipsas (Via Farnesiana 43, Piacenza). E' importante cominciare a contare le firme, soprattutto per poter dare dati alla stampa e tenere il tema "caldo" sugli organi di informazione.
La prossima riunione del comitato è martedì 4 dicembre alle 21.00 alla biblioteca di Rivergaro. Pur essendo un periodo denso di impegni, è importante cercare di essere presenti alle riunioni del coordinamento per non perdere il filo.
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Bene. E già che Giuseppe Raggi è dei nostri parliamo un po' anche dell'eolico "selvaggio" in progetto sul crinali Giarolo-Chiappo? E gli amici di Legambiente impegnati sacrosantamente contro le captazioni delle acque del Trebbia (energia a 0 emission di CO2 pure quella) che ne pensano, se ne sono al corrente?
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bella domanda! bel problema, nel senso che è energia pulita ma modifica drasticamente il paesaggio! a meno che non assumano camaleonticamente i colori circostanti a seconda della stagione,tipo ruggine d'autunno,verde d'estate... ideona vero?!
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No Michele, non è un granché come idea... Anche perché il problema non è tanto l'impatto paesaggistico, quanto la cantierizzazione del territorio, con sbancamenti, scavi, strade ecc. per piazzare la bellezza di 44 (secondo il progetto attualmente proposto dalle Comunità montane Borbera e Curone) aerogeneratori, ovvero pali di cemento alti circa 100 metri.
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Anche l'impatto però è un grande problema; guarda come sta bene il pallone (inutile) sul Lesima!!! E come dice Magà, per mettere solo su lui, ci sono stati mesi di tedeschi a Brallo per andare su a scavare. Dovevano essere i primi anni settanta, ma può darsi che mi ricordi male.
Poi, è proprio vero che c'è tutto il vento che serve? In cima al Chiappo ero stato anni fa a vedre come "giravano" i cucchiai per la rilevazione, ma tanto vento non l'ho mai trovato.
Credo sia il solito progetto per muovere dei gran soldi e basta; poi, i benefici non ci sono ma intanto i monti sono rovinati per sempre. Da qualche parte, anche su da noi, non c'è già qualche impianto inutilizzato? Ma da quando è fermo non lo hanno mica smontato per tornare al paesaggio di prima.
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Sono d'accordo con te, Roberto. Purtroppo alla fine ci si abitua a tutto e così adesso qualcuno trova "carino" perfino quell'orrido pallone che si vede proprio da ovunque. Quanto al vento, i dati a disposizione sono molto ambigui e personalmente ho grosse perplessità sulla ventosità dei nostri crinali, io che li ho frequentati e li frequento spesso. Speriamo comunque che anche su questa faccenda dell'eolico si riesca a sensibilizzare un po' la gente, locali e frequentatori.
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Qualche anno fa ci eravamo fatti, io e mia moglie, una maglietta con una scritta "no agli ecomostri" e la stampa di una orribile valle, credo in Molise.
L'impatto ambientale è così forte che mi avevano fatto impressione anche in Olanda sull'Jisselmeer, pale che davano energia a tutta la Flevoland. Però il vento c'era!!!
Ora anche gli olandesi stanno cercando di portarle su piattaforme in mezzo al mare, fuori dalla vista!
Per l'energia per tutti, in fondo, credo sarebbe stato sufficiente, per anni, non permettere agli americani di "mangiarsi" tutto il prodotto della Terra.
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In base alla convenzione europea del paesaggio (ottobre 2000, rettifica in Italia nel 2006) il paesaggio è di tutti, vale la sussidiarietà, ecc. ecc. Vale qualcosa o metto all'inizio un C'era una volta.
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E' corretto dire che il paesaggio è un bene, un patrimonio comune.
Ti riporto un brano di un recente articolo su Il Secolo XIX dello scrittore Maurizio Maggiani:
" Penso, con tutta la sensibilità ambientalista che mi riconosco, che le comunità locali debbano avere coscienza che parte del loro patrimonio può essere alienato ai fini del bene comune, visto che sono sempre più povere di risorse, che non riescono più a provvedere ai servizi in modo dignitoso, che non è vero, non sempre, che sprecano, ma che hanno sempre di meno di quello che un tempo ricevevano dallo Stato e che non avranno mai più, con nessun governo; visto che tutto sommato non è un male ma un’opportunità che le comunità imparino a provvedere per se stesse. Penso che questo bene comune sia anche fatto di centrali elettriche e rigassificatori, persino di discariche, se è vero che ognuna di queste imprese può essere condotta a buon fine senza che ci si debba morire o insozzare, degradare e impoverire; e pare che questo possa accadere, almeno per quanto mi è dato constatare circa la qualità della vita biologica e civile dei miei amici abitatori di altri golfi e colline, pianure e valli d’Europa. Penso che questa coscienza ne pretende un’altra, quella delle compagnie in favore delle quali la comunità cede parte preziosa di sé. Può essere sancito un ferreo patto di comune responsabilità in virtù del comune interesse. Niente elemosine, ma azioni di concreto duraturo benessere. Niente faccende di soldi, che i soldi sono liquidi e tendono a sparire nel suolo carsico dell’amministrazione, ma baratti che tutti i cittadini possono agevolmente controllare. Cose del tipo: ti do questo mio piccolo tesoro di territorio, ma tu ti impegni a trasformare un altro tesoro che giace abbandonato in un pubblico paradiso e lo mantieni tale da qui all’eternità. E tu invece costruirai tre asili nido e li arrederai in modo esemplare. E tu fornirai energia a metà prezzo, e tu curerai tutti gli anziani disabili di questi quartieri, e così via. Accordi con clausole di onesta vessazione che non impoveriscono certo le straricche compagnie, e che alla fine non possono che gradire, o essere condotte a gradire. Se la comunità sa imporsi con la forza che le è propria, quella dei suoi cittadini. Il realismo può essere molto più dignitoso e progressivo dei fatui contenziosi che durano in eterno per l’unica gioia di chi ci si vuole ricavare una rendita politica, il potere di imposizione dei cittadini assai più redditizio, per loro, di qualunque utopia infranta e di ogni struggente e sempre più remoto ricordo".
Si puo' essere abbastanza d'accordo con questi concetti. Nelle nostre valli, per l'eolico in primis, non vedo però chi possa garantire di tutelare assieme l'ambiente e l'interesse comune a un'energia pulita.
L'operato dei nostri amministratori è confuso e poco trasparente.
Le condizioni per poter discutere seriamente di simili progetti ce le dobbiamo conquistare.
Con quali strumenti ?
Ti cito di nuovo un articolo, questa volta di Guido Viale.
" - Verifica, che vuol dire innanzitutto trasparenza. Ovunque il segreto, che sia politico, militare, industriale o amministrativo, è il nemico principale della verità; più di quanto lo sia la menzogna. Il solo limite legittimo che può - ma non necessariamente deve - incontrare è dato dalla riservatezza sulla propria vita personale.
- Trasmissione, per dotarsi di mezzi propri con cui metterci in comunicazione con gli altri. La tecnologia della rete ha creato l'illusione che questi mezzi siano già a disposizione di tutti, o quasi. Ma non è così: c'è una dimensione della vita associata che non passa e non passerà mai attraverso la «Rete». E' la dimensione del contatto fisico, della verifica dello sguardo, del rapporto con ciò che resta della natura, dell'organizzazione materiale dei nostri spostamenti e dei nostri incontri, della necessità di non sottrarsi alle difficoltà, alla fatica, all'imbarazzo, al lutto, al dolore che il mondo reale impone e continuamente ripropone e che il mondo virtuale permette invece di eludere con la semplice pressione di un tasto.
- Controllo, che vuol dire condivisione. Dall'alto si controlla per linee gerarchiche; dal basso solo trovando un punto di incontro tra soggetti, interessi, visioni e condizioni di partenza differenti. Per questo la trasparenza è così importante: su questioni di comune interesse si possono anche fare patti con il diavolo; a condizione di sapere chi è; e che tutti sappiano quali patti e tra chi sono intercorsi. Più si amplia la gamma delle differenze che concorrono al perseguimento di uno stesso obiettivo, più diventa difficile per chiunque se ne mantenga estraneo sottrarsi a una verifica pubblica delle proprie scelte. E' questa la molla che alimenta la voglia di partecipazione: di costruire e far vivere sedi di consultazione e confronto tra le parti in causa - i cosiddetti stakeholder - quali ambiti di elaborazione e trasmissione di una cultura autonoma.
Quella indicata non è una astratta procedura formale, ma un processo in cui forma e contenuti procedono di pari passo: proprio quello che manca da tempo, e sempre più, alle strutture della democrazia rappresentativa. "
Sono stato un po' lungo e un po' astratto, ma intanto il tempo corre e le cose vanno avanti.
Se nessuno è informato e consapevole, sono demagogiche anche le proposte come quella di cui leggo oggi fatta dal sindaco di Albera che "ribadisce il suo assoluto appoggio all'eolico "pubblico" ma sostiene la necessità di indire un referendum tra la popolazione della Val Borbera".
In queste condizioni, è come chiedere ai cittadini se vogliono "la pace o la guerra" (ovvio, tutti vorranno la pace) o "più soldi o meno soldi (secondo voi ?).
Studiare costa fatica ma é indispensabile. Sabato a Rocchetta ho ascoltato un dibattito appassionato su nostalgia (che non serve, ok) contrapposta a memoria (e dell'uso che occorre farne). Anch'io penso che pure l'etnografia può servire come strumento per agire qui ed ora in modo consapevole, e che allo stesso tempo, per essere uno strumento utile, deve derivare da studi rigorosi, altrimenti si cade appunto nella propaganda.
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giuseppe raggi ha scritto:
E' corretto dire che il paesaggio è un bene, un patrimonio comune.
Il codice Urabni (D.Lgs. 42/04) individua i beni pasaggistici che dovrebbero rappresentare un vincolo. Il dovrebbero è perchè siamo in Italia vedi quando c'è stata l'emergenza rifiuti in Campania Prodi disse costruiamo le discariche in barba ai vincoli paesaggistici
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