marco domenichetti – piffero
pol aumedes – acordió
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ImaginArt from recreat on Vimeo.
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duo
musica di Bob Mintzer
ideato, programmato e suonato da Marco Domenichetti e Daniel Collado
Duo vuole essere un incontro tra Bob Mintzer e le nuove tecnologie, tra passato e real time, tra strumento musicale e elettronica, tra analogico e digitale.
Software realizzato con Max/Msp. Per info marcodomenichetti@gmail.com
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Un ringraziamento a:
Bob mintzer, Peter Erskine, Agustì Ciurans, Jordi Sanchez e a jazz Italia per la partitura
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MATTEO MALAVASI e MARCO DOMENICHETTI
Anomalia osservata, ostinata, ribelle
musiche con coreografia
per strumenti, elettronica e danza
sax soprano e baritono, oboe e elettronica: Matteo Malavasi
flauti a becco contralto e tenore, piffero e elettronica: Marco Domenichetti
danza: Marina Rossi
scarica qui la partitura e la scheda tecnica
in-COMPOSIZIONE è un progetto ideato e prodotto da AGON / Centro Studi Armando Gentilucci, in collaborazione con il Conservatorio di Milano, il Conservatorio di Como e l’Accademia Internazionale della Musica di Milano; realizzato grazie alla volontà e al contributo della Fondazione Dragoni. Si tratta di un progetto singolare: un concerto (anzi, tre concerti, perchè l’evento sarà proposto in tre date a Milano e Como) dedicato e concepito per giovani studenti di composizione con l’utilizzo delle nuove tecnologie. A sei studenti delle scuole che partecipano al progetto sono state commissionate nuove opere in prima esecuzione.
Singolarità dellâ’iniziativa è innanzitutto il fatto che si è voluto dar vita, attraverso queste commissioni, all’idea di un progetto artistico completo, in forma di concerto, capace di racchiudere all’interno dellâ’evento le diverse concezioni musicali dei giovani compositori e le relative forme di manifestazione. Un concerto che nasce dall’intenzione di far convivere alcune tra le differenti forme possibili di musica e arte che si intrecciano nella poliedrica e complessa esperienza artistica in questo tempo veloce del nuovo millennio. La presenza di piú media artistici, di piú discipline, alla ricerca di linguaggi comuni e condivisi, è stata una prerogativa del progetto. Agli studenti è stato offerto un ampio ventaglio di possibilità , dalla musica per nastro solo a musica con strumenti tradizionali ed elettronica; musica con video, pittura, danza; installazioni e giochi interattivi.

Ciò che ne è uscito, è una variegata manifestazione del pensiero musicale dellâ’oggi; il loro rapporto con temi e problematiche antiche, la forma, il bello, il suono- ed altre affatto nuove, portatrici di nuovi dubbi, nuove inquietudini e nuovi stimoli per la curiosità .
Nelle loro unicità , questi brani, racchiudono le affinità , sempre diverse e sempre uguali, dello stimolo creativo; stimolo volto alla comprensione, da una parte della necessità di un’esperienza artistica capace di aiutarci a conoscerci nel mondo, e dallâ’altra, del ruolo stesso dell’artista: di colui che ‘e in grado di introdurci e farci perdere in un mondo di sensazioni astratte. Di particolare importanza, in questo progetto, è la collaborazione tra centri didattici di istruzione musicali e centro di ricerca e produzione; un momento di contatto che apre nuove ed urgenti riflessioni sul futuro di questi istituti, alla luce della riforma scolastica in corso, che rimodella completamente l’aspetto delle scuole e del mercato del lavoro artistico, che influenza e determina la sopravvivenza dei centri di produzione.
Forse il punto di contatto tra questi due mondi passa proprio attraverso gli studenti. Per loro il momento realizzativo, messo in atto nello studio di produzione, porta la conoscenza concreta della pratica musicale, e li investe di una responsabilità esecutiva a cui un futuro compositore è chiamato a rispondere.
Dagli studenti si riceve la freschezza delle idee, l’entusiasmo e la consapevolezza che la formazione che stiamo dando loro, l’energia investita, ci ritornerà sotto forma di molteplici collaborazioni.
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Alfabetizzazione musicale per bambini con le nuove tecnologie
L”origine
Il progetto di Alfabetizzazione Musicale per bambini, dopo una prima fase di attività sperimentale condotta presso l’IRCAM-Centre G. Pompidou di Parigi, è stato portato in Italia per volontà del M° Luciano Berio che ha costituito un’equipe di compositori e sviluppatori informatici al fine di introdurre l’iniziativa nelle scuole elementari italiane.
Il progetto è stato realizzato nelle citt di Siena, Firenze, Milano, Roma, Radicondoli.
(continua…)
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Divertimento, tecnologia, tradizione: questi gli ingredienti principali di “Giochi di Riso”, installazione interattive che animeranno la strada sotterranea che porta dalla Cavallerizza al Castello nel prossimo fine settimana.
La mostra/evento, organizzata da Agon(un centro di produzione e ricerca musicale), in collaborazione col Comune di Vigevano, è rivolta a bambini di tutte le età ma in special modo ai bambini dell’ultimo anno della scuola materne e del triennio delle elementari delle scuole vigevanesi.
Il percorso interattivo è una mediazione fra il nuovo e l’antico, crea all’interno della suggestiva strada sotterranea uno spazio magico e giocoso che permetterà ai giovanissimi visitatori di giocare ed esplorare un mondo di suoni ed immagini che investiranno tutti i loro cinque sensi, tutto questo grazie alle installazioni sonore e multimediali interattive.
I bambini potranno infatti guardare, toccare, annusare, sentire, parlare, scrivere e, ovviamente, degustare il DolceRiso del Moro, vero leit motiv dell’evento: il dolce tradizionale vigevanese dalle origini rinascimetali ha infatti ispirato una storia dove la preparazione del dolce viene riletta in chiave fiabesca, attraverso la sua “nascita”, cottura e preparazione.
C’era una volta di qua e di là, un pasticcere burlone che inventò il prelibato DolceRiso…, così si legge nella “sibillina” locandina dell’evento, da cui fanno capolino anche una principessa curiosa, un garzone ficcanaso e tanti bambini…
Il suono diverrà il cantastorie che avvolge lo spettatore accompagnandolo in un’indimenticabile passeggiata all’interno del Castello e dando la suggestione che i muri stessi contribuiscano a narrare la storia; inoltre vi saranno ambienti sonori in movimento fatti da voci, filastrocche, strumenti antichi e suoni d’ambiente, giochi di echi, trasformazione e spazializzazione in tempo reale delle voci dei bambini, foto in movimento e video modellati e creati da azioni degli stessi spettatori.
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EYFO (European Youth Folk Orchestra)
“Enfants terribles”
a Eyfo è la prima orchestra giovanile europea di musica tradizionale.
Il disco nasce dalla produzione del corrispondente concerto, commissionata dal Comune di Vercelli ad Ethnosuoni nell’ambito dell’edizione 2001 di Folkermesse, a cui hanno preso parte undici giovani e preparatissimi musicisti provenienti da Svezia, Norvegia, Finlandia, Germania, Francia, Inghilterra, Irlanda, Spagna ed Italia. La Eyfo nasce con il supporto della European Network of Traditional Music and Dance, un organismo sovranazionale che, sotto l’egida della Commissione Europea, riunisce i principali folk-festival del Vecchio Continente, tra cui naturalmente Folkermesse.
Obiettivo primario di questa orchestra giovanile è porre a confronto le musiche e le tradizioni dei diversi paesi europei, favorendo lo scambio fra i musicisti provenienti dalle diverse nazioni e sviluppando così la conoscenza reciproca dei rispettivi repertori tradizionali ed il rispetto per le reciproche differenze. Nella Eyfo, ciascun musicista apporta il proprio repertorio, le proprie conoscenze, gli strumenti tradizionali e, attraverso il canto, i suoni delle diverse parlate e lingue, di cui ciascuno è testimone dall’interno delle principali folk band attive nei rispettivi Paesi d’origine.
La Eyfo vuole dunque essere un contributo ad un’Europa che sappia esaltare gli elementi comuni delle diverse genti, preservandone al tempo stesso le peculiarità: un’Europa che sappia guardare al futuro senza perdere il contatto con le proprie radici e nella quale la difesa delle specificità dei singoli diventi strumento di comprensione e tolleranza nei confronti degli altri.
PPresentazione
Da tempo l’Europa dispone di orchestre giovanili di musica classica, di musica barocca, di jazz: la creazione di un’orchestra giovanile votata al repertorio tradizionale era dunque cosa giusta e doverosa.
Oltretutto le musiche popolari dei diversi Paesi e delle diverse minoranze etniche rappresentano, proprio nella loro varietà, uno di quei patrimoni che l’Europa vuole e deve salvaguardare. Per evitare una “museificazione” della musica tradizionale, per mantenerla dunque viva e vitale, bisogna rendere il repertorio tradizionale accessibile e fruibile dal più alto numero di persone possibile: ci sembra perciò ancor più denso di significati il fatto che proprio a dei giovani sia affidato questo compito. D’altra parte, una migliore conoscenza degli “altri”, dei prodotti del loro ingegno (e quindi dei loro gusti, attitudini e sensibilità), l’individuazione degli elementi comuni e delle salutari diversità che scaturisce da un simile confronto, sono fra gli obiettivi riconosciuti e dichiarati dell’Europa unita.
La European Youth Folk Orchestra (per brevità ribattezzata EYFO) sarebbe però rimasta una pura idea se non si fosse potuto fare affidamento su di un Comune coraggioso come quello di Vercelli – che ha creduto nel progetto e messo a disposizione una larga parte dei mezzi necessari alla sua realizzazione – , sulla cooperazione dei membri dell’ European Network of Traditional Music and Dance, che hanno selezionato con determinazione e celerità i musicisti più adatti e competenti, e sul sostegno economico della Commissione Europea.
mportante è stata anche la scelta della persona a cui affidare arrangiamenti e direzione artistica del progetto. Pär Moberg non ha solo dato prova di competenza, sensibilità e fantasia nella stesura delle parti, ma ha anche assunto un atteggiamento positivo e costruttivo nella propria veste di direttore del gruppo durante l’allestimento dello spettacolo: sempre disponibile al dialogo e, se necessario, a rimettere in discussione collettivamente le proprie scelte. Questo ha di molto contribuito a creare un’atmosfera di costruttiva collaborazione fra gli undici giovani coinvolti: costoro, da parte loro, hanno dimostrato piacere nel lavorare assieme, grande capacità di amalgama lungi da perniciosi personalismi, curiosità e rispetto per le musiche, culture e lingue di cui ogni altro musicista era portatore.
Così ora la EYFO si è trasformata in uno dei progetti pilota ed in certa misura simbolo del lavoro e delle aspirazioni dell’European Network of Traditional Music and Dance.
Qualcuno dei musicisti dell’orchestra avrebbe preferito ribattezzare la band EFO, rinunciando a quello Youth (giovanile), che a qualcuno forse potrebbe suonare sinonimo di dilettantismo o scarsa professionalità. Chi ha avuto occasione di vedere il gruppo all’opera, conosce l’altissimo livello qualitativo dei singoli strumentisti e cantanti. Agli altri vorrei rammentare che Mozart scrisse la sua prima composizione a cinque anni, e a dieci era già concertista di fama europea: per contro vi sono musicisti dei quali si può dire che l’unica maturità che hanno acquisito con gli anni è quella anagrafica.
IIl Presidente della ENTMD: Jany Rouger
L’ideatore della Eyfo: Maurizio Martinotti
Componenti
Pär Moberg: saxofoni, didjeridoo, arrangiamenti, direzione musicale
Marco Domenichetti piffero, flauti, cori
Piia Kleemola: violino, viola, kantele, jouhikko, cori
Jérôme Liogier: ghironda
Pablo Martin: percussioni
David O’Connell: chitarra, bouzuky, cori
Holly Sheldrake: canto, violino, piano
Johannes Uhlmann: organetto diatonico, violino, cori
Anna Tabbush: voce solista, violino, flauto
Åse Teigland: hardanger fiddle
Anna-Kristina Widell: nickelharpa
Ideazione: Maurizio Martinotti per il Comune di Vercelli, Folkermesse 2001
Produzione e mixaggio: Pär Moberg
Arrangiamenti: Pär Moberg
Registrato dal vivo a Vercelli e Lecco, 8-9 giugno 2001
Tecnici del suono: Renzo Ceroni, Lucio Pasquino
Sovraincisioni: Sunnanå Studio, Malmö (Sweden), November 2001
Post produzione ed editing: Enrico Paronuzzi, Maurizio Martinotti
I brani
Fine sailing
Un canto tradizionale inglese, che narra di vero amore e di tradimento: lui, sinceramente innamorato, parte per mare donando un prezioso anello alla sua bella, ma questa non accetta di rimanere sola e lo tradisce.
Reel World Germany
Reel World Germany è un gioco di parole fra real (reale) e reel, una danza di origine britannica. La suite mescola infatti un brano di origine tedesca – “Hupf Auf!” – ed un Rant inglese, “Morpeth Rant”.
Marriage at Springtime
Marriage at Springtime (matrimonio in primavera) è un’altra suite che comprende “Questua delle uova”, un canto rituale raccolto da Maurizio Martinotti nell’Alessandrino, “Brurarslått”, un tema nuziale proveniente dalla Norvegia occidentale e per finire una giga irlandese, “Ms. Martins”.
Western Connection
Questa suite rappresenta la trasposizione in musica dei tanti contatti occorsi tra le isole britanniche e le terre norvegesi fin dall’epoca dei Vichinghi: inizia infatti con un brano norvegese, “So sulla ho mor”, seguito da due hornpipes irlandesi, “Mc Gibneys” e “The Good-natured Man”
Enfant terrible
Questa suite, da cui trae spunto il titolo di questo CD, comprende diversi brani: “Bonnie at Morn” proviene dal Northumberland, nel nord-est dell’Inghilterra. Racconta di una donna che culla il suo bimbo ed al tempo stesso sgrida i suoi pigri e disobbedienti figli maggiori. “Mazurka des trois moineux”, letteralmente la mazurca dei 3 passeri, viene dalla Francia ed è una composizione del maestro di organetto Yves Becouze, dedicata a tre suoi giovani alunni. “Valzer caprifoglio per E.”: il caprifoglio è una pianta rampicante spontanea, da cui si trae un’essenza dal profumo fresco e intenso. Marco Domenichetti, rappresentante italiano nella EYFO, ne ha invece tratto un valzer, dedicato ad Emanuela e al suo profumo di caprifoglio.
Dünnbier
Johannes Uhlmann, rappresentante tedesco nella EYFO, ha composto questo brano pensando a tutti coloro che come lui suonano l’organetto diatonico e che come lui potrebbero temere le insidie di una birra troppo calda in un assolato festival estivo. Dapprima lento, in soave attesa di una “lager” gelata, il brano degenera in una frenesia di suoni all’arrivo della tremenda brodaglia tiepida.
Viva Polonia II
“Fritson Polkka” viene dalla Finlandia ed è dedicata alla figura di Fritso, un violinista tradizionale vissuto nella zona di Kaustinen. Segue “Polka à Chabassie”, un’aria tradizionale del centro della Francia.
Trois tres colme
Una suite di temi in tempo di 3/4: “Himlens Polska” (polska del paradiso) viene dalla zona costiera della Finlandia dove si parla svedese. “Polonas ur Sexdregasamlingen” è tratta da un’antica raccolta svedese di musiche popolari. Chiude la suite “Bourrée à Ribeyrolles”, che deve il suo nome ad un suonatore di cabrette, la cornamusa in uso nel centro della Francia, dove la bourrée è la danza tradizionale più diffusa.
Mother and son
Suite di due brani spagnoli: il primo, “Son d’Arriba”, viene dal nord, mentre il secondo, “Baile Corrido Castellano”, viene dalla ‘meseta’, l’altopiano centrale.
Eyfo mach I – Eyfo mach II
Due nuove composizioni scritte appositamente per la EYFO dal suo arrangiatore e direttore, il Maestro svedese Pär Moberg.
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Compagnia della corte
presenta:
LA VEDOVA BIANCA
Testo e regia di Ancilla Oggioni
Con Ancilla Oggioni e Enrico De Meo
Sonorizzazione dello spazio: Marco Domenichetti
Attraverso una storia d’amore, lo spettacolo presenta uno degli aspetti più delicati e controversi delle varie problematiche che ruotano intorno al carcere. Non un’ opinione univoca sul sistema carcerario, ma un’ occasione di riflessione sul tanto discusso carattere rieducativo di quest’ ultimo.
La scena mostra le vite parallele di una coppia divisa dal carcere. Gli unici contatti sono quelli rappresentati dalle lettere che ci illustrano lo scorrere diverso del tempo e delle emozioni.
La separazione modifica la percezione dell’esistenza e, indipendentemente dalla colpa, dalla pena e dalla legge, è sopportabile solo grazie alla speranza. Speranza di riunirsi, di vivere lo stesso tempo, di scoprire che l’attesa e la pena non sono state inutili.
L’aspetto più poetico del testo incontra in scena il realismo di immagini, voci e rumori (lo spettacolo è in quadrifonia) registrati nel carcere di Bollate, in un montaggio che rivela il contrasto tra il luogo comune della storia d’ amore e la realtà quotidiana della cronaca. Ne è risultato uno spettacolo con un taglio documentaristico di forte impatto emotivo.
“Dedico lo spettacolo agli uomini che cercano la ricchezza in quel che danno, non in quel che prendono, e cercano la forza in quel che sono, non in quel che hanno; agli uomini che credono negli uomini e si battono con loro e per loro e non contro di loro; agli uomini che fanno le cose in cui credono e credono nelle cose che fanno.
Dedico questo spettacolo a chi sogna a chi spera a chi attende.”
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Per sentieri diversi ci si incammina a una festa, sentieri così diversi che ognuno è una storia, un piccolo mondo a se. C’è chi abita un territorio forte di tradizione e, per raggiungere una festa da ballo di tradizione, semplicemente trasloca da un paese all’altro in una sorta di transumanza musicale e festosa, naturale come il susseguirsi delle stagioni, antica quanto i rituali del mondo contadino e la memoria dei vecchi. C’è chi arriva da assai più lontano, da altre regioni e dalle grandi città: per passione, per fortuna, per destino, magari seguendo un amico, o un suono o un disco ascoltato. Magari inseguendo inconsciamente quella dimensione che, a chi vive nelle aree urbane, non appartiene più: e che fa della festa (la cui origine primordiale è religiosa, momento ‘sacro’ che interrompe il tempo ‘profano’ quotidiano) una vera e propria liturgia dell’esistenza. Dove la musica, il canto e la danza comunicano il senso dell’appartenenza ad una comunità, preservandoci dallo sradicamento e dallo smarrimento.
(continua…)
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